B.I.O.
Baobab International Orchestra
TRIBAL CONCEPT
Concerto per Ensemble strumentale
Edizione RAI TRADE
Auditorium De Cecco
ORE 21.00 Per maggiori info..
-
18
D i c
2006
80 Anni
Serata di celebrazione degli ottanta anni della città di Pescara
Documentario e concerto con Antonello Persico- Coro Polifonico di Pescara- Scuola di Percussioni Baobab presenta N'Duccio.
Cinema Massimo - Pescara
ore 21.00
-
18
Dic
2006
Percussioni
Baobab
Giornata evento a sostegno di Amref
Info: www.sguardidafrica.it Teatro Marrucino - Chieti.
Dalle 17.30 alle 23.30
-
18
D i c
2006
80 Anni
Serata di celebrazione degli ottanta anni della città di Pescara
Documentario e concerto con Antonello Persico- Coro Polifonico di Pescara- Scuola di Percussioni Baobab presenta N'Duccio.
Cinema Massimo - Pescara
ore 21.00
-
15
Dic
2006
Percussioni
Baobab
performance Scuola Percussioni Baobab in collaborazione con Centro Electa.
discoteca UltraViolet - Teramo
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14
Dic
2006
Ecoteca
Via Caboto, 19 Pescara ore 20.30
"Senegal
una terra da scoprire”
Serata di presentazione prossimo viaggio in Senegal in collaborazione con Arci Turismo
-
11
Dic
2006
Percussioni
Baobab
"WATERPROOF Africa"
Coreografie: Anouska Brodacz
Interpreti: La Jeune Compagnie di Bamako
(Mali)
Teatro CIRCUS Ore 21:00 Ingr.Libero
-
01
D i c
2006
Ecoteca
Via Caboto, 19 Pescara ore 22
Serata dedicata al
“Progetto Maison de la culture”
promosso dall’Associazione culturale Baobab
1.Presentazione del progetto;
2.Proiezione di filmati e diapositive;
3.Performance di musica;
-
28
Ott
2006
Percussioni
Baobab
Festa del Cioccolato
organizzata dalla Onlus Baobab Bottega del Mondo di Termoli.
Ore 21:30
-
15
O t t
2006
Sede
dell'associazione baobab
Pescara, via N.sauro 9/b
Presentazione
dei corsi
della scuola Baobab 2006/7.
Performance dalle 18.00
alle 22.00 circa.
Si esibiranno tutti i maestri insieme a tanti ospiti.
-
14
Ott
2006
Percussioni
Baobab
Festa del Commercio Equo e
Solidale
Emporio Primo Vere.
Dalle 17:00 alle 20.00
-
13
Ott
2
0
0
6
" La Musica Egizia"
Sede dell'associazione baobab Pescara, via N.sauro 9/b
Ore 20.30
" La Musica Egizia"
Connessioni con la Musica Africana a cura del Prof.Nicolino De Pasquale . www.quipus.it
Viaggio-studio
percussioni livello medio/avanzato
Sabato 13 ottobre - Sabato 03 Novembre
2007
CORSO
DI PERCUSSIONI AFRICANE
Il corso di percussioni sarà
tenuto dal maestro Modu Kulè,
solista del Balletto Nazionale del Senegal.
Insegnerà i ritmi senegalesi
suonando il djembè, il doun doun
e il sabar.
INFORMAZIONI
E CONSIGLI
A sei ore di volo dall'Italia il Senegal
è situato nella parte più
occidentale del continente africano
ed offre al viaggiatore una grande varietà
di luoghi di interesse turistico e ambientale
Il passaporto valido
è sufficiente per un soggiorno
fino a tre mesi;
Non è obbligatoria
nessuna vaccinazione ma è fortemente
consigliata quella della febbre gialla;
comunque prima di partire consultate
il proprio medico.
La valuta del luogo
è il franco CFA
Il francese è
la lingua ufficiale del Senegal, mentre
il wolof è il principale idioma
di origine africana parlato nel paese.
Il servizio
telefonico interno del Senegal è
abbastanza buono; sono efficienti anche
i collegamenti telefonici internazionali
ed è possibile raggiungere l'Italia
componendo lo 0039 seguito dal prefisso
della città italiana senza zero
e infine dal numero desiderato.
E' consigliabile portare repellente contro
le zanzare, comodi abiti di cotone, lozioni
solari.
PREZZI
Costo del viaggio comprensivo di vitto,
alloggio, trasferimenti ed escursioni
+ lezioni di percussioni: 1.200
euro
Iscrizioni
entro il 07 ottobre
INFO:
335.436185
p.petraccia@tin.it
Senegal 15 settembre
1 ottobre 2006 Inaugurazione di due progetti a
cura di Stefania Petraccia
Dal 15 settembre al 1 ottobre 2006 una
delegazione composta da : Gianni Melilla,
Achille D’Alessandri, Rodolfo Di Zio,
Ndiaga Gaye, Matar M’Baye, Pino Petraccia,
Francesca Iannario e Stefania Petraccia,
è partita da Pescara per il Senegal,
per prendere parte all’inaugurazione
di due importanti progetti di cooperazione
finanziati dalla Regione Abruzzo: Ufficio
per la cooperazione internazionale,
dalla presidenza del Consiglio del Comune
di Pescara, e promossi insieme a due
Associazioni culturali di Pescara: l’ALIS
(Associazione dei Lavoratori Immigrati
Senegalesi), il cui Presidente è Ndiaga
Gaye, e l’Associazione Baobab di cui
il Presidente è Pino Petraccia. Una
prima delegazione è partita nella giornata
del 15 settembre, con lo scopo di organizzare
le inaugurazioni che si sono svolte
nei villaggi di N’Dangane e in quello
di Ngaye Diawar. Mentre la seconda delegazione
è partita il giorno 26 settembre per
prendere parte in veste ufficiale alle
manifestazioni e agli incontri che si
sono susseguiti nel soggiorno. Il giorno
26 in mattinata è stato il progetto
dell’Associazione Baobab ad essere protagonista.
Presso il comune di Dakar si è svolta
una colorata festa, a cui hanno preso
parte importanti politici della nazione:Sua
Eccellenza Papa Saer Gueye, consigliere
speciale del Presidente della Repubblica
del Senegal e Ambasciatore itinerante
incaricato per i senegalesi all’estero;
la dottoressa Ramatoulaye Sene, consigliere
della Repubblica. L’evento ha visto
impegnati i ballerini e musicisti del
balletto nazionale del Senegal nel mostrare
gratitudine nei confronti della città
di Pescara e in particolare alla persona
di Gianni Melilla per quanto fatto a
favore della cultura di quel paese.
L’associazione Baobab infatti, ha realizzato
una “Maison de la culture” presso il
villaggio di N’Dangane Samb, situato
nella regione di Fatck nel delta del
Sine-Saloum. Il progetto prevede la
costruzione di una struttura che ospiterà
costantemente il Balletto Nazionale
del Senegal, offrendogli uno spazio
adeguato allo spessore
artistico degli artisti; inoltre il
luogo sarà un importante centro d’incontro
per tutti gli appassionati di danza
e percussioni africane, in quanto si
organizzeranno stage internazionali
con importanti artisti provenienti dal
Senegal e non solo; infine il complesso
prevede la costruzione di un ristorante,
un bazar e di alcuni alloggi, per cui
si offrirà possibilità di lavoro agli
abitanti dello stesso villaggio in cui
è insediata la struttura. Nel primo
pomeriggio la delegazione ha incontrato
importanti ministri della scena politica
senegalese, con lo scopo di rafforzare
ma anche di creare nuovi rapporti e
legami tra il comune di Pescara e il
Senegal, ed in questa sede infatti sono
state proposte alcune idee anche da
parte dell’imprenditore abruzzese Rodolfo
Di Zio. La prima visita è stata quella
al Ministro dell’informazione Dottor
Bacar Dia, che è anche il portavoce
del Governo e vice sindaco della città
situasta a nord del Senegal, Saint Louis.
Subito dopo il gruppo ha incontrato
il Ministro per la Cooperazione Internazionale,
dottor Mamadu Lamine Ba, ed infine vi
è stata la visita al Ministro dei senegalesi
all’estero Dottor Abdou Mala Diop. In
seguito la delegazione accompagnata
da un pulmino si è recata a Saly, città
situata ad 80 km a sud di Dakar. Il
giorno 27 è stato dedicato ai sopraluoghi
nei due villaggi dove sono state costruite
le strutture, Ndangane e Ngaye Diawar.
La partenza è avvenuta intorno alle
ore 10.00, l’arrivo a Ndangan è stato
intorno alle 13.00, qui c’erano i componenti
dell’Associazione Baobab in Senegal
Oumi Sene ed il grande percussionista
Bouli Sonko, accompagnati da alcuni
percussionisti ed abitanti del villaggio.
La delegazione ha potuto osservare direttamente
il corso dei lavori che è a buon punto
anche se ancora molto rimane da fare,
da qui l’urgenza espressa da Gianni
Melilla di vedere i lavori finiti entro
gennaio 2007. Intanto è stata realizzata
la cucina, il bagno, il pozzo dove attingere
acqua, e ci sono le fondamenta per costruire
l’androne centrale. Per proteggere la struttura da eventuali furti,
si è vista la necessità di assumere
un custode. Intorno alle 14.30 il gruppo
si è spostato nel villaggio di Ngaye
Diawar, situato nella comunità rurale
di Guéoul, nel dipartimento di Kébérem,
nella regione di Louga. Qui Ndiaga Gaye,
presidente dell’Associazione Alis, ha
realizzato un progetto per la costruzione
di un pozzo d’acqua di 12 m cubi in
cemento e alto 6,5 metri; di un magazzino
in cui il centro è stato perforato di
40 metri. Il campo adiacente alla struttura
ha 10 ettari di estensione e ci sono
molteplici punti di distribuzione dell’acqua,
sotto il serbatoio dell’acqua è stato
ricavato un altro magazzino dove porre
gli attrezzi da lavoro. Questa struttura
prevede il rifornimento di acqua per
tutto il villaggio. L’inaugurazione
è stata molto suggestiva, la delegazione
è stata accompagnata per tutto il tempo
della visita al villaggio da canti di
giovani donne vestite in blu, e dalla
partecipazione di tutto il villaggio,
entusiasta per l’avvenimento. I politici
sono stati accolti dal Presidente della
Comunità Rurale di Guéoul: Khalifa Dia,
da tutti i presidenti della comunità
rurale della provincia di Kébérem, insieme
al deputato eletto della località, al
vice prefetto ed ai capivillaggio di
tutte le comunità rurali di Guéoul.
Dopo le inaugurazioni degli spazi costruiti
grazie ai progetti di cooperazione,
la comunità ha organizzato una rappresentazione
teatrale che pone al centro dell’attenzione
dei politici presenti, l’estrema necessità
della comunità di dotarsi di un’ambulanza
e di strutture mediche adeguate per
porre assistenza alle donne partorienti.
Da qui nasce la promessa di migliorare
la costruzione medico-sanitaria dedicata
alla memoria di Vincenzo Di Zio, in
cui le donne del villaggio di Ngaye
Diawar e dei villaggi limitrofi, possono
partorire in modo assistito, senza mettere
in pericolo la vita dei bambini e delle
future mamme. Qui il problema di dotarsi
di un’ambulanza è veramente sentito
dalle donne, che per potersi recare
in ospedale per partorire non hanno
ancora a disposizione
dei mezzi di trasporto moderni ed adeguati.
Dopo la grande festa nel villaggio,
finita verso le 21.00, al gruppo è stato
offerto un piccolo rinfresco, alla fine
del quale vi è stata la partenza per
la città di Saint-Louis. Il 28 la delegazione
ha svolto un piccolo tour nella città
situata a nord del Senegal, Saint-Louis,
la visita è servita soprattutto per
rendersi conto anche della povertà della
città stessa. Verso le 15.00 Ndiaga
Gaye ha accompagnato il gruppo in una
breve visita presso la caserma della
città, dove entrano bambini di appena
12 anni, solo dopo aver superato un
esame molto duro comprendente tutte
le materie, ed in cui svolgono la loro
formazione scolastica ma anche militare.
Infine si è ripartiti per Saly, vista
la bellezza della zona. Nella giornata
del 29 il gruppo è rimasto a Saly e
alle 14.00 è ripartito per Dakar. La
giornata del 30 è stata dedicata completamante
alla visita dell’Isola di Gorée, che
dal 1978 è stata dichiarata dall’UNESCO
“Patrimonio mondiale dell’Umanità”.
Questa isola è il simbolo della schiavitù
africana: infatti è proprio qui che,
tra il XVII e il XVIII secolo, venivano
detenuti migliaia di neri che dopo essere
stati trattati come animali venivano
deportati nelle Americhe o in Europa.
Nella notte del 1 ottobre il gruppo
è ripartito per l’Italia.
SENEGAL - settembre 2006 a cura di Achille D’Alessandri
Nel mio primo approccio con il continente africano,insieme agli amici dell’Associazione Baobab
ho avuto la sensazione netta che l’Africa è tragica e magica nello stesso tempo.
Ti ritrovi immerso,immediatamente,in una terra che ti stupisce per l’asprezza e la dolcez-
za dei suoi paesaggi,dei tramonti rosseggianti,per le foreste di Baobab che quasi sembrano agitarsi
e salutarti da lontano con le loro mille braccia contorte,alzate verso il cielo.
Anche questo è miraggio e magia nella terra d’Africa.
E poi t’imbatti all’improvviso in una umanità vagante che cammina,cammina,senza fermarsi mai.
E’ un altro destino degli abitanti dell’Africa quello di camminare continuamente alla
Ricerca di non si sa che cosa,probabilmente alla ricerca di se stessi.
Ma l’andamento,specialmente delle donne africane,è regale,elegante,imponente nella
Sua leggerezza.
Avverti il loro senso del colore,dei gialli,dei rossi,degli arancione,del celeste,che il-
luminano il paesaggio che non ha bisogno della luce artificiale ,anche quando è notte.
Questa umanità variopinta,silenziosa,ti trasmette inconsciamente un senso di apparte-
nenza,quasi la sensazione di far parte tu stesso di questa comunità e di questa terra.
E poi le schiere di bambini ,belli,con gli occhi grandi come gli orologi,sempre in mo-
vimento,luccicanti,mai rassegnati,semmai imploranti per una < petite monnaie> che tarda ad arri-
vare dalle mani di occasionali turisti.
Ma l’atmosfera che ti avvolge,di colpo,ti riconduce al confronto,alle tue origini,al tuo
modo di vivere,alle tue agiatezze,alla tua acqua,alle cravatte sgargianti,alle tante cose inutili e,
comunque comode,che ti sei lasciato alle spalle e che ti porti appresso mentalmente.
E allora scatta,all’improvviso,il richiamo alla coscienza e all’anelazione di fare
qualcosa per questa terra splendida e tragica.
Scattano le vie del cuore e della solidarietà e,probabilmente,questo fa parte di quella
Magia dell’Africa di cui accennavo all’inizio.
E scatta,altresì un desiderio di operare,di far del bene a questa gente diseredata,di
Portare il senso della pace dove ci sono focolai di discordia.
Il mal d’Africa esiste,perché ti capita di lasciare questa terra,queste persone,con la
Nostalgia di tornare ,ma con l’animo proiettato a fare qualcosa,a renderti utile,a farti loro complice
nella sofferenza e nell’aiuto.
E insieme a questo desiderio si manifesta,quasi per incanto,tutta la voglia di
Solidarizzare,di operare,di fraternizzare per questa ormai Tua Africa ,pur sempre tragica e magica.
Achille D’Alessandri
Viaggio
in Senegal
dall 19 settembre al 2 ottobre2005
Vacanza Studio
di percussioni con BOULY SONKO e MODU
KULE’, rispettivamente direttore
e primo percussionista del Balletto
Nazionale del Senegal.
Occasione speciale per trascorrere
due settimane partecipando alla vita
quotidiana di famiglie di artisti
senegalesi.
Il costo
del viaggio comprensivo del biglietto
aereo A/R, alloggi, pasti (bevande
escluse), trasferimenti e seminario
è di euro 1.600.
Per informazioni e iscrizioni contattare
Associazione Culturale Baobab
Via N. Sauro 9/b ccp 55240790
Tel. 085/4516379
Senegal settembre 2005 - SIEDITI AL
SOLE
a cura di
Cleofe
M. C. Guardigli
“Tutti
gli uomini sono dentro una in districabile
rete di reciprocità, sono legati
in un destino che ha per tutti la
stessa trama: qualsiasi cosa tocchi
direttamente uno, tocca indirettamente
tutti.”
(Martin Luther King)
Credevo
di sapere, se non altro di riuscire
ad immaginare, ciò che avremmo
visto, odorato, sentito.
Ho letto la storia del Paese, le statistiche,
e ho avuto modo di vivere numerose
altre esperienze di visite di studio
in molti paesi del mondo, anche in
virtù della mia professione
di consulente per lo sviluppo locale
con la cooperazione europea.
…Ma non ero mai stata nell’Africa
centro-occidentale……
E’ stata l’indole curiosa
a guidarmi, a farmi accogliere tutti
gli stimoli sensitivi e cognitivi
che ho percepito. La “sindrome
di Ulisse” mi ha colto fin da
quando siamo atterrati, in piena notte,
all’aeroporto di Dakar.
Ovviamente non voglio riassumere qui
tutte le fasi del viaggio o tutti
gli incontri e gli eventi –
più o meno previsti –
che lo hanno caratterizzato.
Questo è il racconto di alcune
riflessioni e sensazioni, è
una forma di condivisione che vorrei
offrire al team di viaggio, ma anche
a chi sia incuriosito dalla nostra
esperienza.
Il Senegal testimonia in modo visibile
che l’Islam politico può
essere una forza costruttiva ed in
grado di stabilizzare un regime. Il
94 % dei circa 11 milioni di abitanti
è musulmano, ma il Senegal
ha trovato un equilibrio tra l’essere
uno stato moderno e laico e rispettare
la tradizione religiosa musulmana,
che poi nel sud del paese si intreccia
con la tradizione delle religioni
animiste.
La collaborazione tra lo Stato ed
i leader musulmani risale in Senegal
al periodo coloniale. I francesi,
paventando la jihad, per le questioni
attinenti alla religione si rimisero
interamente alla leadership locale,
chiedendo in cambio l’accettazione
del controllo francese su tutte le
questioni amministrative, tra le quali
l’imposizione fiscale. Inoltre
il Senegal è stato protagonista
nel 2000 di una significativa svolta
pluralista e democratica con elezioni
aperte che nel 2001 hanno anche condotto
alla firma di un protocollo di intesa
con la regione meridionale della Casamance,
che aveva aneliti autonomisti.
Dakkar
ti prende quasi alla gola, con i suoi
terribili contrasti, con i suoi acri
odori, con il caos del traffico e
dell’urbanistica, ma ti eccita
anche con i colori dei mercati e delle
sue genti, con il senso di grandezza
che ha il suo cielo, il cielo dell’Africa
subtropicale che pare ti avvolga da
tutti i lati, basta alzare lo sguardo
e sei lì, tra le nuvole quasi
incombenti, tanto sono vicine.
Sono sensazioni fortissime e piano
piano si forma come un peso sul cuore,
quando capisci che i bambini sono
ovunque, tanti e sempre con una scodella
in mano, sempre in cerca di qualche
cosa – qualunque cosa –
per riempirla, che moltissime persone
sono visibilmente malate o denutrite,
che la lotta per la sopravvivenza,
nelle banlieu della città,
è quotidiana e cruda.
Le piccole moschee sono ovunque, nascoste
tra strade e stradine inestricabili
dei quartieri periferici e il richiamo
dei muezzin risuona, cinque volte
al giorno, fin dall’alba.
Ma a parte alcuni rigidi divieti da
osservare – non fumare per strada,
non abbracciarsi e baciarsi in pubblico
– l’aspetto generale della
città e della sua gente non
somiglia del tutto ai paesi dell’Islam.
Tutto è scarno, spesso degradato,
essenziale; tutto è mischiato,
genti ed animali, vecchi e giovani,
merci e scarti sono ovunque, in ordine
sparso.
Nell’Africa subsahariana vivono
45 dei 121 milioni di bambini che
non possono frequentare una scuola;
sono africani i primi sette stati
dei 26 paesi più poveri del
mondo dove la denutrizione è
aumentata nell’ultimo ventennio,
tanto da toccare il 35 % della popolazione
e sono sempre africani i 17 su 26
paesi dove la mancanza di acqua potabile
e diventata il nuovo flagello del
millennio. Molte delle aree umide
del Senegal si stanno prosciugando
a causa dei grandi cambiamenti climatici
indotti dall’effetto serra.
Così i Paesi Occidentali ricchi
rubano due volte la possibilità
di miglioramento di vita ai popoli
africani: quando portano loro via
tutte le materie prime o i frutti
della terra per trasformarli in prodotti
commerciali ( il Senegal è
il più grande coltivatore del
mondo di arachidi, ma certo non si
vede nessuno prendere l’aperitivo
con le noccioline) e quando modificano,
con i propri rifiuti di produzione,
le condizioni climatiche necessarie
alle coltivazioni locali.
L’oceano
Atlantico si vede dalle finestre della
casa dove abitiamo a Dakkar, ma soprattutto
si sente. Al mattino la sua grande
voce urla e sussurra, accompagnando
il richiamo del muezzin alla preghiera
dell’alba. Alla sera, nel buio
fitto dei quartieri più poveri,
ci accompagna mentre cerchiamo di
raggiungere le case dei nostri ospiti
senza calpestare i mille rifiuti ed
i cumuli di resti di materiale di
tutti i tipi abbandonato ai lati delle
strade.
Il caldo è soffocante anche
di sera e possiamo lavarci solo tra
le due e le quattro di notte, quando
l’acqua arriva anche nelle tubature
della nostra casa.
Dopo tre giorni di permanenza nella
capitale riusciamo ad organizzare
la partenza per Ndangdan, il luogo
dove si costruirà la scuola
di formazione. Il programma è
poi di attraversare la Gambia ( abbiamo
ottenuto i visti dall’Ambasciata
della Gambia a Dakkar) e di proseguire
per la costa del sud e raggiungere
Cap Skirring.
E il pulmino che noleggiamo ha persino
l’aria condizionata !
Nonostante
il mito della unità africana,
l’Africa non presenta nessuna
unitarietà geopolitica, anzi,
esistono profonde differenze tra regione
e regione e da Stato a Stato. Solo
le estremità settentrionale
(l’Africa “bianca”)
e meridionale ( il Sudafrica, la cui
influenza si fa ormai sentire fino
all’equatore) hanno una certa
omogeneità. La sezione centrale
– denominata “nera”
o tropicale o subsahariana –
è caratterizzata dalla presenza
di molti piccoli stati, dovuta al
fatto che con la decolonizzazione,
i limiti delle ripartizioni amministrative
furono trasformati in confini politici.
Tali confini non rispettano alcuna
suddivisione etnica e soprattutto
nelle ex colonie francesi –
date le tradizioni centralistiche
di Parigi - è stata impedita
la formazione di federazioni caratterizzate
da un ampio grado di decentramento
e da un elevato grado di tutela delle
etnie minoritarie contro la tirannia
di quelle maggioritarie.
Il Senegal include addirittura all’interno
del proprio territorio occidentale
un intero stato, la Gambia, di cultura
anglofona e non francofona, che si
estende intorno al grande bacino fluviale
(quasi 800 km) del fiume Gambesi.
L’arrivo
a Ndangdan non si fa attendere troppo:
uscire dal traffico infernale di Dakkar
e percorrere strade che sembrano essere
state bombardate, tante sono le buche
sparse ovunque, ci fa comprendere
che tutta la programmazione dei tempi
di percorrenza andrà rivista:
impieghiamo il doppio del tempo previsto
a raggiungere la nostra meta.
Ma all’imbrunire, la visione
della grande laguna su cui si affaccia
la regione, i colori del giorno che
muore, i sorrisi di chi ci accoglie
sono un premio ben grande per le nostre
fatiche di viaggio.
Più tardi, con una lunga piroga
a motore, scivoleremo sulle acque
salmastre in silenzio, assaporando
le sfumature di luce che la sera incombente
dà al paesaggio lagunare.
Ceniamo e dormiamo in un “campement”
gestito da un cittadino francese con
moglie senegalese ( o mogli senegalesi
? non lo capiamo bene…) e il
mattino seguente ci dedichiamo agli
impegni “sul campo”, ad
eseguire tutte le foto e i rilievi
necessari a stendere un progetto di
fattibilità per la costruzione
della Casa della Cultura.
La moglie del direttore del balletto
nazionale del Senegal, xxxx, ci accompagna
ed il suo entusiasmo per il progetto,
la sua fede – continuamente
intercalata dall’espressione
“inshallah” – ci
contagia. Il sindaco della piccola
comunità ci viene a salutare
e più tardi ci raggiungerà
al “campement” per ascoltare
i musicisti senegalesi ed italiani
suonare insieme e per guardare le
danze eseguite da Piera.
Il Senegal è l’esempio
di un paese socialmente conservatore
ma che affronta in modo responsabile
il problema dell’AIDS. Con una
popolazione musulmana per il 94 %
dei suoi abitanti, vanta uno degli
indici più bassi di contagio
da AIDS in Africa, l’1,4 %.
Ma il Senegal non è un paese
musulmano tipico: la prostituzione
è legale dal 1966, con la fornitura
gratuita di preservativi e l’obbligo
di sottoporsi a controlli medici periodici.
Il clero islamico affianca il dibattito
pubblico sulla sessualità ed
ha promosso campagne di prevenzione,
affrontando la malattia “sul
serio” fin dal 1986, anno della
sua prima comparsa in Africa
.Partenza
da Ndangdan verso il sud, la savana
è verdissima, i baobab sono
ovunque, enormi e antichi o giovani
e appena spuntati tra i cespugli;
di tanto in tanto un villaggio di
capanne disposte in cerchio, tanti
termitai e tante, tante persone in
cammino, sì, in cammino: in
Africa vedi sempre persone in cammino,
talvolta su sentieri appena accennati
che sembrano non condurre in alcun
posto, talaltra lungo le strade o
lungo tratturi in mezzo ai campi,
talmente piccoli da essere invisibili.
Le piccole frasi di Pessoa che leggo
ad alta voce ai compagni di viaggio
dal libro “Il Poeta è
un Fingitore”, ci offrono al
mattino uno spunto di chiacchiera,
riflessione, dialogo o addirittura
di analisi, accompagnandoci nell’avvio
del nuovo giorno mentre il nostro
simpatico autista lancia il pulmino
ad 80 km all’ora sulla pista-strada.
Le coltivazioni di riso, mais, arachidi,
cotone sono riquadri di verde dalle
mille sfumature, la savana li accerchia
da tutti i lati, le donne ed i ragazzini
– in piccoli gruppi –
li animano, vestiti di vividi colori
e li lavorano con semplici attrezzi
agricoli.
Riflettiamo insieme a Pino e Roberto,
ad alta voce, su quello che abbiamo
visto a Ndangdan, sulle difficoltà
da affrontare per la realizzazione
del progetto della Casa della Cultura,
sull’esigenza di chiarire meglio
i contorni operativi del suo futuro
funzionamento. Ci vorrà tenacia
e tolleranza, perché molte
modalità e comportamenti per
noi “scontati” non lo
sono altrettanto per i partner locali
e solo il dialogo e l’approfondimento
progressivo ci aiuteranno a trovare
un comune terreno per far funzionare
bene sul piano pratico questa azione
di cooperazione interregionale.
Arriviamo in tarda serata a Toumbacumba
e l’albergo che ci ospita è
confortevolissimo.
Una agognata doccia lava via la polvere
della strada e la stanchezza del corpo:
la mente e il cuore sono stimolati
dal manto di stelle in un cielo nero
e vicino a farci sentire tutta la
riconoscenza per la vista di quella
bellezza….
Saranno cento canti diversi di uccelli
a svegliarci, ci prepariamo ad attraversare
la Casamance, il sud del Paese, dove
fino al 2001 le discordie territoriali
e tribali hanno fomentato una neanche
tanto sommersa guerra civile, da qualche
tempo sedatasi perché è
stato raggiunto un accordo di mediazione
tra il governo centrale a Dakkar ed
i ribelli: la a attuale presidente
della repubblica è una donna
di mezza età che sta avviando
una stagione di maggiore dialogo sociale
e civile.
L’Europa
Occidentale è praticamente
assente da vaste aree del continente
africano; assorbita dall’allargamento
a est e dai rapporti con la nuova
Federazione Russa e l’Asia Centrale,
la Europa si è limitata a tentare
di sviluppare le migliori relazioni
con i paesi del nord Africa.
Anche la Francia e la Gran Bretagna
hanno diminuito la loro disponibilità
ad intervenire per riportare stabilità
o impedire genocidi. Ad esempio i
disordini in Costa d’Avorio
( un tempo orgoglio della decolonizzazione
francese) o in Sierra Leone hanno
per molto tempo scoraggiato interventi
nel Darfur, ricco di petrolio, in
cui le popolazioni cristiane vengono
massacrate.
Così la politica dell’”Africa
agli africani” ha finito per
mascherare il disimpegno, se non addirittura
l’indifferenza occidentale.
I media non sono più interessati
a seguire le guerre interne “dimenticate”
e l’Africa “bianca”
si sta sempre più separando
dal continente africano.
Nell’Africa occidentale è
crescente la presenza degli Stati
Uniti ( Bush ha più volte ribadito
che l’Africa occidentale è
una zona prioritaria per gli interessi
nazionali statunitensi ed ha aumentato
enormemente le risorse destinate a
combattere l’AIDS), mentre in
quella orientale è in atto
una forte penetrazione commerciale
cinese e indiana, che segue le vie
un tempo percorse dall’impero
mercantile di Zanzibar.
Così non esistono più
né Francafrica né Eurafrica,
ma Americafrica e Asiafrica.
Siamo
in Senegal da sei giorni, puntiamo
di nuovo verso ovest ed arriveremo
in nottata a Cap Skirring, sull’oceano
Atlantico.
Il paesaggio per un po’ non
è molto diverso da quello che
abbiamo guardato nella prima parte
del viaggio: savana, grandi baobab,
piccoli villaggi di capanne recintati
da staccionate di legno e grandi termitai
che punteggiano i campi. Poi attraversiamo
foreste di palme e aree umide: la
luce è bellissima, talvolta
opalescente, talaltra lucida, sempre
si impone allo sguardo come una prima
donna sul paesaggio.
Non è facile stare ore e ore
insieme in viaggio cercando di rispettare
i bisogni di tutti ( chi ha caldo,
chi ha freddo, chi ha sete, chi ha
sonno…..) ma il buonumore –
per qualcuno di più, per qualcuno
di meno – non ci lascia mai.
Non vediamo molto , con il buio pesto,
al nostro arrivo, del “campement”
di Cap Skirring dove risiederemo per
qualche giorno, ma sentiamo l’oceano
che ci saluta e vediamo il cielo notturno,
per la verità con poche stelle
perché si addensano nuvole
enormi da ogni dove.
Si scaricano i djambè: da domani
si suonerà e si danzerà
insieme ai maestri senegalesi !
Le camere sono semplici e spartane,
ma abbiamo bagno e zanzariere, e la
famiglia “allargata” che
gestisce il “campament”
è ospitale e gentile. Capiamo
che faranno di tutto per renderci
bellissimo il soggiorno.
Trascorriamo due giorni bellissimi, uno di pioggia costante ed uno di
sole splendente. Personalmente vivo
l’esperienza di ascoltare un
concerto di percussioni sdraiata prona
sulla spiaggia davanti all’oceano:
i suoni dei tamburi fanno vibrare
ogni vena, ogni organo e “curano”
tante tensioni accumulate, lasciando
che lo spirito si unisca al “grande
suono” della terra e del mare
che pulsa.
Ai concerti assistono in silenzioso
ascolto molti abitanti locali, che
dal passa parola hanno saputo che
il grande Maestro è qui.
Ripartire da Cap Skirring costa una
grande fatica: è come un distacco da un luogo da sempre presente nell’inconscio,
finalmente trovato e fulmineamente
amato ….
La strada del ritorno culla il ricordo
di questo luogo magico, lo definisce,
lo amplifica, forse lo idealizza e
la frase che ci arriva da F. Pessoa
ci risuona in mente come un memento.
Sapremo averne una eco costante anche
quando l’affannoso correre del
quotidiano produttivismo occidentale
ci avrà di nuovo catturato
ai nostri impegni abituali ?
Non sprechiamo il dono !
La
storia dell’Africa a sud del
Sahara è stata segnata da un’alternanza
di speranze e delusioni, di promesse
di sviluppo e di violenze distruttive.
L’ultimo rapporto della Commissione
per l’Africa istituita dal governo
Blair e composta in maggioranza da
personalità africane, ce ne
ricorda la dimensioni: metà
della popolazione, cioè 405
milioni di persone, vive nella più
totale povertà; 40 milioni
di bambini non vanno a scuola; 25
milioni sono malati di Aids; quantità
ed estensione delle reti di trasporto,
idriche, elettriche sono totalmente
inadeguate; la desertificazione è
accelerata dalla pressione demografica;
l’esodo dalle campagne provoca
immigrazione illegale e traffici connessi.
Per far uscire l’Africa da questa
situazione la Banca Mondiale ha stimato
che sarebbe necessario un tasso di
crescita economica medio del 7 % annuo.
Pure oggi, a differenza solo di tre
anni fa, vi è un dato politico
di fondo nuovo: la gran parte dei
governanti dell’Africa ha assunto
su di sé la responsabilità
di creare i presupposti per lo sviluppo
economico e per un sistema di sicurezza
collettiva regionale. Con il Programma
NEPAD ( Nuovo Partenariato per lo
sviluppo dell’Africa, creato
nel 2002) e con la creazione nel 2004
del Consiglio per la Pace e la Sicurezza
dell’Unione Africana, l’Africa
si misura con l’eredità
coloniale, le barriere commerciali,
il debito, la globalizzazione, i dati
storici esterni o interni, ma non
li assume più come alibi a
coprire altre responsabilità
di potere e di altra origine della
classe dirigente africana degli ultimi
venti anni.
Il Consiglio ha ampie funzioni per
la gestione delle crisi e delle fasi
post conflitto e per interventi in
casi di crimini di guerra e si è
dotato di una organizzazione paritaria
tra stati grandi e stati più
piccoli.
Sulla questione delle risorse da destinare
agli aiuti, la Commissione per l’Africa
di Blair invita i donatori a raddoppiare
l’assistenza entro i prossimi
cinque anni, ma non solo in una ottica
umanitaria, bensì tramite lo
sviluppo del commercio e gli investimenti
diretti. E’ per questo che gli impegni
multilaterali e la cooperazione bilaterale
sono importantissimi per consentire
un aumento significativo delle risorse
per l’Africa, ed è necessario
adottare un modello relazionale intessuto
di rispetto e comprensione per le
ragioni “dell’altro”.
Costruire “insieme” le
nuove strutture, subendone anche i
limiti, specie organizzativi e temporali,
ma sulla base della convinzione che
le modalità di funzionamento
non si esportano, ma si radicano nelle
tradizioni e nelle culture locali.
“Siediti
al sole,
abdica,
e sii il re di te stesso”
(F. Pessoa)
La
scelta di scrivere con due caratteri
è stata fatta per differenziare
le mie riflessioni da quelle oggi
presenti nel dibattito internazionale
sull’Africa. Ho rielaborato
(in nero)la lettura di un fascicolo
molto interessante della rivista ASPENIA
( n° 29: Africa, continente grigio)
e mi assumo ovviamente in prima persona
la responsabilità di quanto
contenuto in questa rilettura.
Cleofe
M. C. Guardigli
Viaggi-incontro
con le culture
dell'Africa
Senegal
Venerdì 18 marzo - Sabato 02
aprile 2005
La luce dell'Africa, il sole, il mare,
la natura, i colori, la civiltà
agricola. Questi sono solo alcuni degli
ingredienti immancabili nel nostro viaggio;
il consiglio è quello di affrontare
l'impatto con questa popolazione con
lo spirito giusto, motivati all'incontro
e alla conoscenza di queste culture.
Solo così potremo carpire l'essenza
di un popolo allegro, amichevole, affascinante
per le sue tradizioni, gli usi e i costumi
locali.
PROGRAMMA
VIAGGIO 18
mar:
partenza da Roma FCO ore 19.45, scalo
tecnico a Casablanca e arrivo a Dakar
ore 02.30. Sistemazione in appartamenti
da 3-4 persone a pochi km dalla capitale.
02
apr: partenza da Dakar ore 03.30,
scalo tecnico a Casablanca e arrivo
a Roma ore 12.50
Durante il soggiorno
è possibile seguire corsi di
percussioni o di danza africana. Le
lezioni, di 3H ciascuna, si svolgeranno
tutte le mattine esclusi i giorni di
partenza e arrivo.
Sono
previste le seguenti escursioni DAKAR:
Alcuni la considerano una delle più
belle città dell'Africa, dove
il clima è temperato, ci sono
molte cose interessanti da fare e da
vedere e con sue vie alberate e un centro
piuttosto piccolo è facile da
visitare.
GOREE':
a 15 min. dal porto di Dakar l'isola
degli schiavi, ultimo lembo di terra
prima dell'imbarco forzato. Patrimonio
storico mondiale dell'Unesco.
LAC
ROSE': a un'ora da Dakar, famoso
per il colore dell'acqua reso da microrganismi
vegetali e per la densità di
sale, 360gr per litro
JOAL
FADIOUT: cittadine gemelle a
sud di Dakar. Fadiout è caratteristica
in quanto fatta di conchiglie, valve
di ostriche, molluschi accumulatesi
per secoli.
NDANGANE:
Ndangane è una tranquilla località
di provincia situata sulla sponda settentrionale
del delta del Sinè -Saloum, una
delle regioni più belle del Senegal,
fra Kaolack e il confine con la Gambia;
il delta è costituito da un intrigo
di canali, lagune, rade foreste, dune
e isole sabbiose e vasti prati di mangrovie
e una sua parte rientra nel Parc National
du Delta du Saloum.
Ndangane è la località
in cui l'Associazione Culturale Baobab
sta portando avanti il progetto Maison
de la Culture, un centro di formazione
artistica che sarà opportunità
di lavoro, studio e apprendimento per
gli abitanti e luogo di incontro e di
scambio per gli artisti locali e stranieri.
CORSO
DI PERCUSSIONI AFRICANE
Il corso di percussioni sarà
tenuto dal maestro Modu Kulè,
solista del Balletto Nazionale del Senegal.
Insegnerà i ritmi senegalesi
suonando il djembè, il doun doun
e il sabar.
CORSO
DI DANZA AFRICANA
Il corso di danza sarà tenuto
dal maestro Bouly Sonko, direttore e
cantante del Balletto Nazionale del
Senegal, accompagnato da percussioni
della Compagnia del Balletto.
INFORMAZIONI
E CONSIGLI
A sei ore di volo dall'Italia il Senegal
è situato nella parte più
occidentale del continente africano
ed offre al viaggiatore una grande varietà
di luoghi di interesse turistico e ambientale
Il passaporto valido
è sufficiente per un soggiorno
fino a tre mesi;
Non è obbligatoria
nessuna vaccinazione ma è fortemente
consigliata quella della febbre gialla;
comunque prima di partire consultate
il proprio medico.
La valuta del luogo
è il franco CFA
Il francese è
la lingua ufficiale del Senegal, mentre
il wolof è il principale idioma
di origine africana parlato nel paese.
Il servizio
telefonico interno del Senegal è
abbastanza buono; sono efficienti anche
i collegamenti telefonici internazionali
ed è possibile raggiungere l'Italia
componendo lo 0039 seguito dal prefisso
della città italiana senza zero
e infine dal numero desiderato.
E' consigliabile portare repellente contro
le zanzare, comodi abiti di cotone, lozioni
solari.
PREZZI
Costo del viaggio comprensivo di vitto,
alloggio, trasferimenti ed escursioni
+ un seminario: 1.500
euro
Nel periodo dal 2 al 16 aprile 2004 l’Associazione
Culturale Baobab ha organizzato un viaggio
studio in Senegal in collaborazione con
il direttore artistico del Balletto Nazionale
del Senegal, Bouly Sonko.
A questa esperienza hanno partecipato i
maestri della scuola di percussioni Baobab
Pino Petraccia e Matar M’ Baye, e
alcuni allievi della scuola stessa.
Gli obiettivi del viaggio, oltre ad una
conoscenza diretta della società
-famiglia - cultura africana, sono stati:
-studiare i ritmi e le tecniche delle percussioni
dell’Africa Occidentale.
-comprendere il contesto storico, simbolico
e culturale a cui tali ritmi sono, da centinaia
di anni, legati. Infatti tutti i momenti
importanti della famiglia (battesimi, matrimoni,
funerali etc.) e della società (raccolto,
semina, circoncisione, feste religiose etc.)
sono accompagnati e rievocati attraverso
canti, danze e ritmi che rappresentano la
memoria storica (che ancora si tramanda
oralmente) di questi paesi.
-Verificare la fattibilità di progetti
di cooperazione sul territorio partendo
dalle necessità del popolo senegalese,
porgendo attenzione alla crescente emigrazione
degli artisti del luogo a discapito della
conservazione e diffusione della loro cultura
nella terra natia.
Le lezioni di percussioni, tenute dal maestro
Modu Kule (primo percussionista del Balletto
Nazionale), sotto la supervisione di Bouly
Sonko, si sono svolte presso il teatro Daniel
Sorano, a Dakar, sede del Balletto Nazionale
del Senegal, con una durata di 3 ore giornaliere.
Ciò ha dato la possibilità
di assistere alle prove ufficiali del Balletto
nonché di stringere importanti relazioni
artistiche e soprattutto umane. Con il maestro
Modu Kule sono stati approfonditi soprattutto
i ritmi di djembè, doun doun e bugarabu
non solo nelle sale del teatro nazionale
ma anche partecipando a un tipico matrimonio
bambara nelle strade della Medina, centro
storico di Dakar. Assistendo alle prove
di danza della scuola Famonedi che il maestro
Gibi Sanè e Bouly Sonko portano avanti
da anni, con i pochi mezzi disponibili,
in un progetto di valorizzazione delle giovani
promesse di tutto il Senegal, è stato
inoltre possibile comprendere al meglio
come l'espressione artistica in questa cultura
sia un unico linguaggio che si manifesta
in varie forme espressive: il canto, la
danza e le percussioni, unite tra loro da
un legame inscindibile. I ragazzi-studenti
della scuola, divisi per fascia d’età,
spettacolari nelle loro esibizioni, possono
concretamente sperare di avere nell’arte
un’opportunità non solo di
espressione ma anche di sussistenza; molti
di loro diventano professionisti entrando
a far parte delle varie compagnie artistiche,
trampolino di lancio per il Balletto Nazionale
del Senegal.
Gli allievi hanno alloggiato a Camberene,
località poco distante da Dakar,
sede di una comunità mussulmana rigidamente
osservante, presso la casa di Sena M’Baye,
fratello del maestro della scuola di percussioni
Baobab Matar. Questa è stata occasione
per conoscere tutta la famiglia M’Baye,
famiglia di griots, musicisti, ballerini,
cantanti, custodi dell’arte e della
cultura tradizionale senegalese. Tutti i
percussionisti partecipanti al viaggio sono
stati spesso ospiti della casa di Bouly
Sonko e Oumy Sène, genitori di Matar;
una grande casa che accoglie artisti provenienti
da tutto il paese e in special modo dalla
Casamance, che intendono approfondire lo
studio di musica e danza. Ciò ha
consentito una conoscenza diretta di un
popolo allegro, amichevole, affascinante,
ospitale, forziere colmo di talenti artistici.
Sono state effettuate visite ai luoghi caratteristici
di Dakar e dei dintorni, tra le quali quella
a Ndangane, località sul vasto delta
del Sinè –Saloum situato a
sud della Petite Cote, fra Kaolack e il
confine con la Gambia costituito da un intrigo
di canali, lagune, rade foreste, dune e
isole sabbiose e vasti prati di mangrovie;
una parte di questa zona rientra nel Parc
National du Delta du Saloum, nel quale abbondano
le scimmie e l’ampio ventaglio di
habitat diversi è particolarmente
adatto all’insediamento dell’avifauna.
Qui è in costruzione la Maison de
la Culture, progetto portato avanti dall’
associazione Baobab con la famiglia M’Baye.
Un viaggio nella cultura e nella tradizione,
vissuto a stretto contatto con gli uomini,
le donne, i bambini senegalesi, i loro usi
e costumi, in un scambio e arricchimento
reciproco.
Settembre
2004 - Senegal
Emozioni
in tour - a cura di Antonella
Emozioni in tour /emozioni dal mondo
questo è il titolo che noi abbiamo
dato alla nostra vacanza!Mi è stata
chiesta una relazione sintetica e giornalistica
del nostro viaggio, ma chi mi conosce
bene, sa che la dote della sintesi non mi
appartiene e soprattutto non sono una
giornalista!...Però ci proviamo!
Il 18 settembre
2004 5 membri dell’associazione
BAOBAB, capitanati dal maestro Adama Samba,
parte per un viaggio itinerante di dodici
giorni in Senegal!
E’ stato un viaggio a forte impatto
emotivo e credo che nessuna altra vacanza
possa dare tante emozioni a meno che non
si rimetta piede in Africa!
Emozioni in tour perché certo
le emozioni non ci sono mancate a partire
dal nostro arrivo a Fiumicino, dove al
check – in, non volevano far partire
il nostro capitano perché mancava
la sua prenotazione!!!!Fiato sospeso fino
al momento dell’imbarco!!!
Finalmente si parte e già all’arrivo
a Casablanca si comincia a vedere la differente
cultura di questo grande continente. Poi
alle 5,22 ora locale arriviamo a Dakar
e siamo immediatamente circondati da altissimi
ragazzi fratelli, amici, e amici di amici
di Adama che risiedono in Italia, e che
ci aspettano con ansia. Comincia l’avventura,
comincia la grande avventura. Siamo a
Dakar fa un caldo pazzesco (altro che
non fa caldo!) giriamo per trovare un
albergo ma alla fine decidiamo di trasferirci