30

Dic
2006
MIRADAS GROUP

P.zza Salotto - Pescara.

-

29

D
i
c
2006
B.I.O.
Baobab International Orchestra
TRIBAL CONCEPT
Concerto per Ensemble strumentale
Edizione RAI TRADE
Auditorium De Cecco
ORE 21.00

Per maggiori info..

-

18

D
i
c
2006
80 Anni
Serata di celebrazione degli ottanta anni della città di Pescara
Documentario e concerto con Antonello Persico- Coro Polifonico di Pescara- Scuola di Percussioni Baobab presenta N'Duccio.
Cinema Massimo - Pescara
ore 21.00

-

18

Dic
2006
Percussioni Baobab
Giornata evento a sostegno di Amref
Info: www.sguardidafrica.it
Teatro Marrucino - Chieti.

Dalle 17.30 alle 23.30

-

18

D
i
c
2006
80 Anni
Serata di celebrazione degli ottanta anni della città di Pescara
Documentario e concerto con Antonello Persico- Coro Polifonico di Pescara- Scuola di Percussioni Baobab presenta N'Duccio.
Cinema Massimo - Pescara
ore 21.00

-

15

Dic
2006
Percussioni Baobab
performance Scuola Percussioni Baobab in collaborazione con Centro Electa.
discoteca UltraViolet - Teramo

-

14

Dic
2006
Ecoteca
Via Caboto, 19 Pescara ore 20.30
"Senegal una terra da scoprire
Serata di presentazione prossimo viaggio in Senegal in collaborazione con Arci Turismo

-

11

Dic
2006
Percussioni Baobab
"WATERPROOF Africa"
Coreografie: Anouska Brodacz
Interpreti: La Jeune Compagnie di Bamako (Mali)
Teatro CIRCUS

Ore 21:00 Ingr.Libero

-

01

D
i
c
2006
Ecoteca
Via Caboto, 19 Pescara ore 22
Serata dedicata al
Progetto Maison de la culture
promosso dall’Associazione culturale Baobab
1.Presentazione del progetto;
2.Proiezione di filmati
    e diapositive;
3.Performance di musica;

-

28

Ott
2006
Percussioni Baobab
Festa del Cioccolato
organizzata dalla Onlus Baobab
Bottega del Mondo di Termoli.

Ore 21:30

-

15

O
t
t
2006
Sede dell'associazione baobab
Pescara, via N.sauro 9/b

Presentazione dei corsi della scuola Baobab 2006/7.
Performance dalle 18.00 alle 22.00 circa.
Si esibiranno tutti i maestri insieme a tanti ospiti.

-

14

Ott
2006
Percussioni Baobab
Festa del Commercio Equo e Solidale
Emporio Primo Vere.

Dalle 17:00 alle 20.00

-

13

Ott
2
0
0
6
" La Musica Egizia"
Sede dell'associazione baobab
Pescara, via N.sauro 9/b

Ore 20.30
" La Musica Egizia"
Connessioni con la Musica Africana a cura del Prof.Nicolino De Pasquale .
www.quipus.it

-

02

Set
2006
Percussioni Baobab
NOTTE BIANCA
TERAMO - Piazza Martiri

Ore 21:30

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Link consigliati
Siti amici e collaboratori dei BAOBAB
 
Viaggio-studio percussioni livello medio/avanzato
Sabato 13 ottobre - Sabato 03 Novembre 2007

CORSO DI PERCUSSIONI AFRICANE

Il corso di percussioni sarà tenuto dal maestro Modu Kulè, solista del Balletto Nazionale del Senegal.
Insegnerà i ritmi senegalesi suonando il djembè, il doun doun e il sabar.

INFORMAZIONI E CONSIGLI 
A sei ore di volo dall'Italia il Senegal è situato nella parte più occidentale del continente africano ed offre al viaggiatore una grande varietà di luoghi di interesse turistico e ambientale 

Il passaporto valido è sufficiente per un soggiorno fino a tre mesi;

Non è obbligatoria nessuna vaccinazione ma è fortemente consigliata quella della febbre gialla; comunque prima di partire consultate il proprio medico.

La valuta del luogo è il franco CFA 

Il francese è la lingua ufficiale del Senegal, mentre il wolof è il principale idioma di origine africana parlato nel paese. 

Il servizio telefonico interno del Senegal è abbastanza buono; sono efficienti anche i collegamenti telefonici internazionali ed è possibile raggiungere l'Italia componendo lo 0039 seguito dal prefisso della città italiana senza zero e infine dal numero desiderato.

E' consigliabile portare repellente contro le zanzare, comodi abiti di cotone, lozioni solari.

PREZZI 
Costo del viaggio comprensivo di vitto, alloggio, trasferimenti ed escursioni + lezioni di percussioni:
1.200 euro



Iscrizioni entro il 07 ottobre

INFO: 335.436185
p.petraccia@tin.it
Senegal 15 settembre 1 ottobre 2006
Inaugurazione di due progetti a cura di Stefania Petraccia


Dal 15 settembre al 1 ottobre 2006 una delegazione composta da : Gianni Melilla, Achille D’Alessandri, Rodolfo Di Zio, Ndiaga Gaye, Matar M’Baye, Pino Petraccia, Francesca Iannario e Stefania Petraccia, è partita da Pescara per il Senegal, per prendere parte all’inaugurazione di due importanti progetti di cooperazione finanziati dalla Regione Abruzzo: Ufficio per la cooperazione internazionale, dalla presidenza del Consiglio del Comune di Pescara, e promossi insieme a due Associazioni culturali di Pescara: l’ALIS (Associazione dei Lavoratori Immigrati Senegalesi), il cui Presidente è Ndiaga Gaye, e l’Associazione Baobab di cui il Presidente è Pino Petraccia.
Una prima delegazione è partita nella giornata del 15 settembre, con lo scopo di organizzare le inaugurazioni che si sono svolte nei villaggi di N’Dangane e in quello di Ngaye Diawar.
Mentre la seconda delegazione è partita il giorno 26 settembre per prendere parte in veste ufficiale alle manifestazioni e agli incontri che si sono susseguiti nel soggiorno.
Il giorno 26 in mattinata è stato il progetto dell’Associazione Baobab ad essere protagonista. Presso il comune di Dakar si è svolta una colorata festa, a cui hanno preso parte importanti politici della nazione:Sua Eccellenza Papa Saer Gueye, consigliere speciale del Presidente della Repubblica del Senegal e Ambasciatore itinerante incaricato per i senegalesi all’estero; la dottoressa Ramatoulaye Sene, consigliere della Repubblica.
L’evento ha visto impegnati i ballerini e musicisti del balletto nazionale del Senegal nel mostrare gratitudine nei confronti della città di Pescara e in particolare alla persona di Gianni Melilla per quanto fatto a favore della cultura di quel paese.
L’associazione Baobab infatti, ha realizzato una “Maison de la culture” presso il villaggio di N’Dangane Samb, situato nella regione di Fatck nel delta del Sine-Saloum.
Il progetto prevede la costruzione di una struttura che ospiterà costantemente il Balletto Nazionale del Senegal, offrendogli uno spazio adeguato allo spessore artistico degli artisti; inoltre il luogo sarà un importante centro d’incontro per tutti gli appassionati di danza e percussioni africane, in quanto si organizzeranno stage internazionali con importanti artisti provenienti dal Senegal e non solo; infine il complesso prevede la costruzione di un ristorante, un bazar e di alcuni alloggi, per cui si offrirà possibilità di lavoro agli abitanti dello stesso villaggio in cui è insediata la struttura.
Nel primo pomeriggio la delegazione ha incontrato importanti ministri della scena politica senegalese, con lo scopo di rafforzare ma anche di creare nuovi rapporti e legami tra il comune di Pescara e il Senegal, ed in questa sede infatti sono state proposte alcune idee anche da parte dell’imprenditore abruzzese Rodolfo Di Zio.
La prima visita è stata quella al Ministro dell’informazione Dottor Bacar Dia, che è anche il portavoce del Governo e vice sindaco della città situasta a nord del Senegal, Saint Louis. Subito dopo il gruppo ha incontrato il Ministro per la Cooperazione Internazionale, dottor Mamadu Lamine Ba, ed infine vi è stata la visita al Ministro dei senegalesi all’estero Dottor Abdou Mala Diop.
In seguito la delegazione accompagnata da un pulmino si è recata a Saly, città situata ad 80 km a sud di Dakar. Il giorno 27 è stato dedicato ai sopraluoghi nei due villaggi dove sono state costruite le strutture, Ndangane e Ngaye Diawar. La partenza è avvenuta intorno alle ore 10.00, l’arrivo a Ndangan è stato intorno alle 13.00, qui c’erano i componenti dell’Associazione Baobab in Senegal Oumi Sene ed il grande percussionista Bouli Sonko, accompagnati da alcuni percussionisti ed abitanti del villaggio.
La delegazione ha potuto osservare direttamente il corso dei lavori che è a buon punto anche se ancora molto rimane da fare, da qui l’urgenza espressa da Gianni Melilla di vedere i lavori finiti entro gennaio 2007. Intanto è stata realizzata la cucina, il bagno, il pozzo dove attingere acqua, e ci sono le fondamenta per costruire l’androne centrale. Per proteggere la struttura da eventuali furti, si è vista la necessità di assumere un custode.
Intorno alle 14.30 il gruppo si è spostato nel villaggio di Ngaye Diawar, situato nella comunità rurale di Guéoul, nel dipartimento di Kébérem, nella regione di Louga. Qui Ndiaga Gaye, presidente dell’Associazione Alis, ha realizzato un progetto per la costruzione di un pozzo d’acqua di 12 m cubi in cemento e alto 6,5 metri; di un magazzino in cui il centro è stato perforato di 40 metri.
Il campo adiacente alla struttura ha 10 ettari di estensione e ci sono molteplici punti di distribuzione dell’acqua, sotto il serbatoio dell’acqua è stato ricavato un altro magazzino dove porre gli attrezzi da lavoro.
Questa struttura prevede il rifornimento di acqua per tutto il villaggio.
L’inaugurazione è stata molto suggestiva, la delegazione è stata accompagnata per tutto il tempo della visita al villaggio da canti di giovani donne vestite in blu, e dalla partecipazione di tutto il villaggio, entusiasta per l’avvenimento.
I politici sono stati accolti dal Presidente della Comunità Rurale di Guéoul: Khalifa Dia, da tutti i presidenti della comunità rurale della provincia di Kébérem, insieme al deputato eletto della località, al vice prefetto ed ai capivillaggio di tutte le comunità rurali di Guéoul. Dopo le inaugurazioni degli spazi costruiti grazie ai progetti di cooperazione, la comunità ha organizzato una rappresentazione teatrale che pone al centro dell’attenzione dei politici presenti, l’estrema necessità della comunità di dotarsi di un’ambulanza e di strutture mediche adeguate per porre assistenza alle donne partorienti. Da qui nasce la promessa di migliorare la costruzione medico-sanitaria dedicata alla memoria di Vincenzo Di Zio, in cui le donne del villaggio di Ngaye Diawar e dei villaggi limitrofi, possono partorire in modo assistito, senza mettere in pericolo la vita dei bambini e delle future mamme.
Qui il problema di dotarsi di un’ambulanza è veramente sentito dalle donne, che per potersi recare in ospedale per partorire non hanno ancora a disposizione dei mezzi di trasporto moderni ed adeguati. Dopo la grande festa nel villaggio, finita verso le 21.00, al gruppo è stato offerto un piccolo rinfresco, alla fine del quale vi è stata la partenza per la città di Saint-Louis.
Il 28 la delegazione ha svolto un piccolo tour nella città situata a nord del Senegal, Saint-Louis, la visita è servita soprattutto per rendersi conto anche della povertà della città stessa. Verso le 15.00 Ndiaga Gaye ha accompagnato il gruppo in una breve visita presso la caserma della città, dove entrano bambini di appena 12 anni, solo dopo aver superato un esame molto duro comprendente tutte le materie, ed in cui svolgono la loro formazione scolastica ma anche militare. Infine si è ripartiti per Saly, vista la bellezza della zona.
Nella giornata del 29 il gruppo è rimasto a Saly e alle 14.00 è ripartito per Dakar. La giornata del 30 è stata dedicata completamante alla visita dell’Isola di Gorée, che dal 1978 è stata dichiarata dall’UNESCO “Patrimonio mondiale dell’Umanità”. Questa isola è il simbolo della schiavitù africana: infatti è proprio qui che, tra il XVII e il XVIII secolo, venivano detenuti migliaia di neri che dopo essere stati trattati come animali venivano deportati nelle Americhe o in Europa. Nella notte del 1 ottobre il gruppo è ripartito per l’Italia.

SENEGAL - settembre 2006

a cura di Achille D’Alessandri


Nel mio primo approccio con il continente africano,insieme agli amici dell’Associazione Baobab ho avuto la sensazione netta che l’Africa è tragica e magica nello stesso tempo.
Ti ritrovi immerso,immediatamente,in una terra che ti stupisce per l’asprezza e la dolcez- za dei suoi paesaggi,dei tramonti rosseggianti,per le foreste di Baobab che quasi sembrano agitarsi e salutarti da lontano con le loro mille braccia contorte,alzate verso il cielo.
Anche questo è miraggio e magia nella terra d’Africa.
E poi t’imbatti all’improvviso in una umanità vagante che cammina,cammina,senza fermarsi mai.
E’ un altro destino degli abitanti dell’Africa quello di camminare continuamente alla Ricerca di non si sa che cosa,probabilmente alla ricerca di se stessi.
Ma l’andamento,specialmente delle donne africane,è regale,elegante,imponente nella Sua leggerezza.
Avverti il loro senso del colore,dei gialli,dei rossi,degli arancione,del celeste,che il- luminano il paesaggio che non ha bisogno della luce artificiale ,anche quando è notte.
Questa umanità variopinta,silenziosa,ti trasmette inconsciamente un senso di apparte- nenza,quasi la sensazione di far parte tu stesso di questa comunità e di questa terra.
E poi le schiere di bambini ,belli,con gli occhi grandi come gli orologi,sempre in mo- vimento,luccicanti,mai rassegnati,semmai imploranti per una < petite monnaie> che tarda ad arri- vare dalle mani di occasionali turisti.
Ma l’atmosfera che ti avvolge,di colpo,ti riconduce al confronto,alle tue origini,al tuo modo di vivere,alle tue agiatezze,alla tua acqua,alle cravatte sgargianti,alle tante cose inutili e, comunque comode,che ti sei lasciato alle spalle e che ti porti appresso mentalmente.
E allora scatta,all’improvviso,il richiamo alla coscienza e all’anelazione di fare qualcosa per questa terra splendida e tragica.
Scattano le vie del cuore e della solidarietà e,probabilmente,questo fa parte di quella Magia dell’Africa di cui accennavo all’inizio.
E scatta,altresì un desiderio di operare,di far del bene a questa gente diseredata,di Portare il senso della pace dove ci sono focolai di discordia.
Il mal d’Africa esiste,perché ti capita di lasciare questa terra,queste persone,con la Nostalgia di tornare ,ma con l’animo proiettato a fare qualcosa,a renderti utile,a farti loro complice nella sofferenza e nell’aiuto.
E insieme a questo desiderio si manifesta,quasi per incanto,tutta la voglia di Solidarizzare,di operare,di fraternizzare per questa ormai Tua Africa ,pur sempre tragica e magica.


Achille D’Alessandri
Viaggio in Senegal
dall 19 settembre al 2 ottobre2005

Vacanza Studio di percussioni con BOULY SONKO e MODU KULE’, rispettivamente direttore e primo percussionista del Balletto Nazionale del Senegal.
Occasione speciale per trascorrere due settimane partecipando alla vita quotidiana di famiglie di artisti senegalesi.

Il costo del viaggio comprensivo del biglietto aereo A/R, alloggi, pasti (bevande escluse), trasferimenti e seminario è di euro 1.600.

Per informazioni e iscrizioni contattare
Associazione Culturale Baobab
Via N. Sauro 9/b ccp 55240790
Tel. 085/4516379



Senegal settembre 2005 - SIEDITI AL SOLE

a cura di Cleofe M. C. Guardigli

“Tutti gli uomini sono dentro una in districabile rete di reciprocità, sono legati in un destino che ha per tutti la stessa trama: qualsiasi cosa tocchi direttamente uno, tocca indirettamente tutti.”
(Martin Luther King)

Credevo di sapere, se non altro di riuscire ad immaginare, ciò che avremmo visto, odorato, sentito.
Ho letto la storia del Paese, le statistiche, e ho avuto modo di vivere numerose altre esperienze di visite di studio in molti paesi del mondo, anche in virtù della mia professione di consulente per lo sviluppo locale con la cooperazione europea.
…Ma non ero mai stata nell’Africa centro-occidentale……
E’ stata l’indole curiosa a guidarmi, a farmi accogliere tutti gli stimoli sensitivi e cognitivi che ho percepito. La “sindrome di Ulisse” mi ha colto fin da quando siamo atterrati, in piena notte, all’aeroporto di Dakar.
Ovviamente non voglio riassumere qui tutte le fasi del viaggio o tutti gli incontri e gli eventi – più o meno previsti – che lo hanno caratterizzato.
Questo è il racconto di alcune riflessioni e sensazioni, è una forma di condivisione che vorrei offrire al team di viaggio, ma anche a chi sia incuriosito dalla nostra esperienza.


Il Senegal testimonia in modo visibile che l’Islam politico può essere una forza costruttiva ed in grado di stabilizzare un regime. Il 94 % dei circa 11 milioni di abitanti è musulmano, ma il Senegal ha trovato un equilibrio tra l’essere uno stato moderno e laico e rispettare la tradizione religiosa musulmana, che poi nel sud del paese si intreccia con la tradizione delle religioni animiste.
La collaborazione tra lo Stato ed i leader musulmani risale in Senegal al periodo coloniale. I francesi, paventando la jihad, per le questioni attinenti alla religione si rimisero interamente alla leadership locale, chiedendo in cambio l’accettazione del controllo francese su tutte le questioni amministrative, tra le quali l’imposizione fiscale. Inoltre il Senegal è stato protagonista nel 2000 di una significativa svolta pluralista e democratica con elezioni aperte che nel 2001 hanno anche condotto alla firma di un protocollo di intesa con la regione meridionale della Casamance, che aveva aneliti autonomisti.

Dakkar ti prende quasi alla gola, con i suoi terribili contrasti, con i suoi acri odori, con il caos del traffico e dell’urbanistica, ma ti eccita anche con i colori dei mercati e delle sue genti, con il senso di grandezza che ha il suo cielo, il cielo dell’Africa subtropicale che pare ti avvolga da tutti i lati, basta alzare lo sguardo e sei lì, tra le nuvole quasi incombenti, tanto sono vicine.
Sono sensazioni fortissime e piano piano si forma come un peso sul cuore, quando capisci che i bambini sono ovunque, tanti e sempre con una scodella in mano, sempre in cerca di qualche cosa – qualunque cosa – per riempirla, che moltissime persone sono visibilmente malate o denutrite, che la lotta per la sopravvivenza, nelle banlieu della città, è quotidiana e cruda.
Le piccole moschee sono ovunque, nascoste tra strade e stradine inestricabili dei quartieri periferici e il richiamo dei muezzin risuona, cinque volte al giorno, fin dall’alba.
Ma a parte alcuni rigidi divieti da osservare – non fumare per strada, non abbracciarsi e baciarsi in pubblico – l’aspetto generale della città e della sua gente non somiglia del tutto ai paesi dell’Islam.
Tutto è scarno, spesso degradato, essenziale; tutto è mischiato, genti ed animali, vecchi e giovani, merci e scarti sono ovunque, in ordine sparso.


Nell’Africa subsahariana vivono 45 dei 121 milioni di bambini che non possono frequentare una scuola; sono africani i primi sette stati dei 26 paesi più poveri del mondo dove la denutrizione è aumentata nell’ultimo ventennio, tanto da toccare il 35 % della popolazione e sono sempre africani i 17 su 26 paesi dove la mancanza di acqua potabile e diventata il nuovo flagello del millennio. Molte delle aree umide del Senegal si stanno prosciugando a causa dei grandi cambiamenti climatici indotti dall’effetto serra. Così i Paesi Occidentali ricchi rubano due volte la possibilità di miglioramento di vita ai popoli africani: quando portano loro via tutte le materie prime o i frutti della terra per trasformarli in prodotti commerciali ( il Senegal è il più grande coltivatore del mondo di arachidi, ma certo non si vede nessuno prendere l’aperitivo con le noccioline) e quando modificano, con i propri rifiuti di produzione, le condizioni climatiche necessarie alle coltivazioni locali.

L’oceano Atlantico si vede dalle finestre della casa dove abitiamo a Dakkar, ma soprattutto si sente. Al mattino la sua grande voce urla e sussurra, accompagnando il richiamo del muezzin alla preghiera dell’alba. Alla sera, nel buio fitto dei quartieri più poveri, ci accompagna mentre cerchiamo di raggiungere le case dei nostri ospiti senza calpestare i mille rifiuti ed i cumuli di resti di materiale di tutti i tipi abbandonato ai lati delle strade.
Il caldo è soffocante anche di sera e possiamo lavarci solo tra le due e le quattro di notte, quando l’acqua arriva anche nelle tubature della nostra casa.
Dopo tre giorni di permanenza nella capitale riusciamo ad organizzare la partenza per Ndangdan, il luogo dove si costruirà la scuola di formazione. Il programma è poi di attraversare la Gambia ( abbiamo ottenuto i visti dall’Ambasciata della Gambia a Dakkar) e di proseguire per la costa del sud e raggiungere Cap Skirring.
E il pulmino che noleggiamo ha persino l’aria condizionata
!

Nonostante il mito della unità africana, l’Africa non presenta nessuna unitarietà geopolitica, anzi, esistono profonde differenze tra regione e regione e da Stato a Stato. Solo le estremità settentrionale (l’Africa “bianca”) e meridionale ( il Sudafrica, la cui influenza si fa ormai sentire fino all’equatore) hanno una certa omogeneità. La sezione centrale – denominata “nera” o tropicale o subsahariana – è caratterizzata dalla presenza di molti piccoli stati, dovuta al fatto che con la decolonizzazione, i limiti delle ripartizioni amministrative furono trasformati in confini politici. Tali confini non rispettano alcuna suddivisione etnica e soprattutto nelle ex colonie francesi – date le tradizioni centralistiche di Parigi - è stata impedita la formazione di federazioni caratterizzate da un ampio grado di decentramento e da un elevato grado di tutela delle etnie minoritarie contro la tirannia di quelle maggioritarie.
Il Senegal include addirittura all’interno del proprio territorio occidentale un intero stato, la Gambia, di cultura anglofona e non francofona, che si estende intorno al grande bacino fluviale (quasi 800 km) del fiume Gambesi.

L’arrivo a Ndangdan non si fa attendere troppo: uscire dal traffico infernale di Dakkar e percorrere strade che sembrano essere state bombardate, tante sono le buche sparse ovunque, ci fa comprendere che tutta la programmazione dei tempi di percorrenza andrà rivista: impieghiamo il doppio del tempo previsto a raggiungere la nostra meta.
Ma all’imbrunire, la visione della grande laguna su cui si affaccia la regione, i colori del giorno che muore, i sorrisi di chi ci accoglie sono un premio ben grande per le nostre fatiche di viaggio.
Più tardi, con una lunga piroga a motore, scivoleremo sulle acque salmastre in silenzio, assaporando le sfumature di luce che la sera incombente dà al paesaggio lagunare.
Ceniamo e dormiamo in un “campement” gestito da un cittadino francese con moglie senegalese ( o mogli senegalesi ? non lo capiamo bene…) e il mattino seguente ci dedichiamo agli impegni “sul campo”, ad eseguire tutte le foto e i rilievi necessari a stendere un progetto di fattibilità per la costruzione della Casa della Cultura.
La moglie del direttore del balletto nazionale del Senegal, xxxx, ci accompagna ed il suo entusiasmo per il progetto, la sua fede – continuamente intercalata dall’espressione “inshallah” – ci contagia. Il sindaco della piccola comunità ci viene a salutare e più tardi ci raggiungerà al “campement” per ascoltare i musicisti senegalesi ed italiani suonare insieme e per guardare le danze eseguite da Piera.


Il Senegal è l’esempio di un paese socialmente conservatore ma che affronta in modo responsabile il problema dell’AIDS. Con una popolazione musulmana per il 94 % dei suoi abitanti, vanta uno degli indici più bassi di contagio da AIDS in Africa, l’1,4 %. Ma il Senegal non è un paese musulmano tipico: la prostituzione è legale dal 1966, con la fornitura gratuita di preservativi e l’obbligo di sottoporsi a controlli medici periodici. Il clero islamico affianca il dibattito pubblico sulla sessualità ed ha promosso campagne di prevenzione, affrontando la malattia “sul serio” fin dal 1986, anno della sua prima comparsa in Africa

.Partenza da Ndangdan verso il sud, la savana è verdissima, i baobab sono ovunque, enormi e antichi o giovani e appena spuntati tra i cespugli; di tanto in tanto un villaggio di capanne disposte in cerchio, tanti termitai e tante, tante persone in cammino, sì, in cammino: in Africa vedi sempre persone in cammino, talvolta su sentieri appena accennati che sembrano non condurre in alcun posto, talaltra lungo le strade o lungo tratturi in mezzo ai campi, talmente piccoli da essere invisibili.
Le piccole frasi di Pessoa che leggo ad alta voce ai compagni di viaggio dal libro “Il Poeta è un Fingitore”, ci offrono al mattino uno spunto di chiacchiera, riflessione, dialogo o addirittura di analisi, accompagnandoci nell’avvio del nuovo giorno mentre il nostro simpatico autista lancia il pulmino ad 80 km all’ora sulla pista-strada.
Le coltivazioni di riso, mais, arachidi, cotone sono riquadri di verde dalle mille sfumature, la savana li accerchia da tutti i lati, le donne ed i ragazzini – in piccoli gruppi – li animano, vestiti di vividi colori e li lavorano con semplici attrezzi agricoli.
Riflettiamo insieme a Pino e Roberto, ad alta voce, su quello che abbiamo visto a Ndangdan, sulle difficoltà da affrontare per la realizzazione del progetto della Casa della Cultura, sull’esigenza di chiarire meglio i contorni operativi del suo futuro funzionamento. Ci vorrà tenacia e tolleranza, perché molte modalità e comportamenti per noi “scontati” non lo sono altrettanto per i partner locali e solo il dialogo e l’approfondimento progressivo ci aiuteranno a trovare un comune terreno per far funzionare bene sul piano pratico questa azione di cooperazione interregionale.
Arriviamo in tarda serata a Toumbacumba e l’albergo che ci ospita è confortevolissimo.
Una agognata doccia lava via la polvere della strada e la stanchezza del corpo: la mente e il cuore sono stimolati dal manto di stelle in un cielo nero e vicino a farci sentire tutta la riconoscenza per la vista di quella bellezza….
Saranno cento canti diversi di uccelli a svegliarci, ci prepariamo ad attraversare la Casamance, il sud del Paese, dove fino al 2001 le discordie territoriali e tribali hanno fomentato una neanche tanto sommersa guerra civile, da qualche tempo sedatasi perché è stato raggiunto un accordo di mediazione tra il governo centrale a Dakkar ed i ribelli: la a attuale presidente della repubblica è una donna di mezza età che sta avviando una stagione di maggiore dialogo sociale e civile.

L’Europa Occidentale è praticamente assente da vaste aree del continente africano; assorbita dall’allargamento a est e dai rapporti con la nuova Federazione Russa e l’Asia Centrale, la Europa si è limitata a tentare di sviluppare le migliori relazioni con i paesi del nord Africa.
Anche la Francia e la Gran Bretagna hanno diminuito la loro disponibilità ad intervenire per riportare stabilità o impedire genocidi. Ad esempio i disordini in Costa d’Avorio ( un tempo orgoglio della decolonizzazione francese) o in Sierra Leone hanno per molto tempo scoraggiato interventi nel Darfur, ricco di petrolio, in cui le popolazioni cristiane vengono massacrate.
Così la politica dell’”Africa agli africani” ha finito per mascherare il disimpegno, se non addirittura l’indifferenza occidentale. I media non sono più interessati a seguire le guerre interne “dimenticate” e l’Africa “bianca” si sta sempre più separando dal continente africano.
Nell’Africa occidentale è crescente la presenza degli Stati Uniti ( Bush ha più volte ribadito che l’Africa occidentale è una zona prioritaria per gli interessi nazionali statunitensi ed ha aumentato enormemente le risorse destinate a combattere l’AIDS), mentre in quella orientale è in atto una forte penetrazione commerciale cinese e indiana, che segue le vie un tempo percorse dall’impero mercantile di Zanzibar.
Così non esistono più né Francafrica né Eurafrica, ma Americafrica e Asiafrica.

Siamo in Senegal da sei giorni, puntiamo di nuovo verso ovest ed arriveremo in nottata a Cap Skirring, sull’oceano Atlantico.
Il paesaggio per un po’ non è molto diverso da quello che abbiamo guardato nella prima parte del viaggio: savana, grandi baobab, piccoli villaggi di capanne recintati da staccionate di legno e grandi termitai che punteggiano i campi. Poi attraversiamo foreste di palme e aree umide: la luce è bellissima, talvolta opalescente, talaltra lucida, sempre si impone allo sguardo come una prima donna sul paesaggio.
Non è facile stare ore e ore insieme in viaggio cercando di rispettare i bisogni di tutti ( chi ha caldo, chi ha freddo, chi ha sete, chi ha sonno…..) ma il buonumore – per qualcuno di più, per qualcuno di meno – non ci lascia mai.
Non vediamo molto , con il buio pesto, al nostro arrivo, del “campement” di Cap Skirring dove risiederemo per qualche giorno, ma sentiamo l’oceano che ci saluta e vediamo il cielo notturno, per la verità con poche stelle perché si addensano nuvole enormi da ogni dove.
Si scaricano i djambè: da domani si suonerà e si danzerà insieme ai maestri senegalesi !
Le camere sono semplici e spartane, ma abbiamo bagno e zanzariere, e la famiglia “allargata” che gestisce il “campament” è ospitale e gentile. Capiamo che faranno di tutto per renderci bellissimo il soggiorno.
Trascorriamo due giorni bellissimi, uno di pioggia costante ed uno di sole splendente. Personalmente vivo l’esperienza di ascoltare un concerto di percussioni sdraiata prona sulla spiaggia davanti all’oceano: i suoni dei tamburi fanno vibrare ogni vena, ogni organo e “curano” tante tensioni accumulate, lasciando che lo spirito si unisca al “grande suono” della terra e del mare che pulsa.
Ai concerti assistono in silenzioso ascolto molti abitanti locali, che dal passa parola hanno saputo che il grande Maestro è qui.
Ripartire da Cap Skirring costa una grande fatica: è come un distacco da un luogo da sempre presente nell’inconscio, finalmente trovato e fulmineamente amato ….
La strada del ritorno culla il ricordo di questo luogo magico, lo definisce, lo amplifica, forse lo idealizza e la frase che ci arriva da F. Pessoa ci risuona in mente come un memento. Sapremo averne una eco costante anche quando l’affannoso correre del quotidiano produttivismo occidentale ci avrà di nuovo catturato ai nostri impegni abituali ?
Non sprechiamo il dono !

La storia dell’Africa a sud del Sahara è stata segnata da un’alternanza di speranze e delusioni, di promesse di sviluppo e di violenze distruttive.
L’ultimo rapporto della Commissione per l’Africa istituita dal governo Blair e composta in maggioranza da personalità africane, ce ne ricorda la dimensioni: metà della popolazione, cioè 405 milioni di persone, vive nella più totale povertà; 40 milioni di bambini non vanno a scuola; 25 milioni sono malati di Aids; quantità ed estensione delle reti di trasporto, idriche, elettriche sono totalmente inadeguate; la desertificazione è accelerata dalla pressione demografica; l’esodo dalle campagne provoca immigrazione illegale e traffici connessi.
Per far uscire l’Africa da questa situazione la Banca Mondiale ha stimato che sarebbe necessario un tasso di crescita economica medio del 7 % annuo.
Pure oggi, a differenza solo di tre anni fa, vi è un dato politico di fondo nuovo: la gran parte dei governanti dell’Africa ha assunto su di sé la responsabilità di creare i presupposti per lo sviluppo economico e per un sistema di sicurezza collettiva regionale. Con il Programma NEPAD ( Nuovo Partenariato per lo sviluppo dell’Africa, creato nel 2002) e con la creazione nel 2004 del Consiglio per la Pace e la Sicurezza dell’Unione Africana, l’Africa si misura con l’eredità coloniale, le barriere commerciali, il debito, la globalizzazione, i dati storici esterni o interni, ma non li assume più come alibi a coprire altre responsabilità di potere e di altra origine della classe dirigente africana degli ultimi venti anni.
Il Consiglio ha ampie funzioni per la gestione delle crisi e delle fasi post conflitto e per interventi in casi di crimini di guerra e si è dotato di una organizzazione paritaria tra stati grandi e stati più piccoli.
Sulla questione delle risorse da destinare agli aiuti, la Commissione per l’Africa di Blair invita i donatori a raddoppiare l’assistenza entro i prossimi cinque anni, ma non solo in una ottica umanitaria, bensì tramite lo sviluppo del commercio e gli investimenti diretti.
E’ per questo che gli impegni multilaterali e la cooperazione bilaterale sono importantissimi per consentire un aumento significativo delle risorse per l’Africa, ed è necessario adottare un modello relazionale intessuto di rispetto e comprensione per le ragioni “dell’altro”.
Costruire “insieme” le nuove strutture, subendone anche i limiti, specie organizzativi e temporali, ma sulla base della convinzione che le modalità di funzionamento non si esportano, ma si radicano nelle tradizioni e nelle culture locali.


“Siediti al sole,
abdica,
e sii il re di te stesso”
(F. Pessoa)

La scelta di scrivere con due caratteri è stata fatta per differenziare le mie riflessioni da quelle oggi presenti nel dibattito internazionale sull’Africa. Ho rielaborato (in nero)la lettura di un fascicolo molto interessante della rivista ASPENIA ( n° 29: Africa, continente grigio) e mi assumo ovviamente in prima persona la responsabilità di quanto contenuto in questa rilettura.

Cleofe M. C. Guardigli


Viaggi-incontro con le culture
dell'Africa
Senegal 
Venerdì 18 marzo - Sabato 02 aprile 2005


La luce dell'Africa, il sole, il mare, la natura, i colori, la civiltà agricola. Questi sono solo alcuni degli ingredienti immancabili nel nostro viaggio; il consiglio è quello di affrontare l'impatto con questa popolazione con lo spirito giusto, motivati all'incontro e alla conoscenza di queste culture. Solo così potremo carpire l'essenza di un popolo allegro, amichevole, affascinante per le sue tradizioni, gli usi e i costumi locali.

PROGRAMMA VIAGGIO 
18 mar: partenza da Roma FCO ore 19.45, scalo tecnico a Casablanca e arrivo a Dakar ore 02.30. Sistemazione in appartamenti da 3-4 persone a pochi km dalla capitale.

02 apr: partenza da Dakar ore 03.30, scalo tecnico a Casablanca e arrivo a Roma ore 12.50

Durante il soggiorno è possibile seguire corsi di percussioni o di danza africana. Le lezioni, di 3H ciascuna, si svolgeranno tutte le mattine esclusi i giorni di partenza e arrivo.

Sono previste le seguenti escursioni
DAKAR: Alcuni la considerano una delle più belle città dell'Africa, dove il clima è temperato, ci sono molte cose interessanti da fare e da vedere e con sue vie alberate e un centro piuttosto piccolo è facile da visitare.

GOREE': a 15 min. dal porto di Dakar l'isola degli schiavi, ultimo lembo di terra prima dell'imbarco forzato. Patrimonio storico mondiale dell'Unesco.

LAC ROSE': a un'ora da Dakar, famoso per il colore dell'acqua reso da microrganismi vegetali e per la densità di sale, 360gr per litro 

JOAL FADIOUT: cittadine gemelle a sud di Dakar. Fadiout è caratteristica in quanto fatta di conchiglie, valve di ostriche, molluschi accumulatesi per secoli. 

NDANGANE: Ndangane è una tranquilla località di provincia situata sulla sponda settentrionale del delta del Sinè -Saloum, una delle regioni più belle del Senegal, fra Kaolack e il confine con la Gambia; il delta è costituito da un intrigo di canali, lagune, rade foreste, dune e isole sabbiose e vasti prati di mangrovie e una sua parte rientra nel Parc National du Delta du Saloum.
Ndangane è la località in cui l'Associazione Culturale Baobab sta portando avanti il progetto Maison de la Culture, un centro di formazione artistica che sarà opportunità di lavoro, studio e apprendimento per gli abitanti e luogo di incontro e di scambio per gli artisti locali e stranieri.

CORSO DI PERCUSSIONI AFRICANE
Il corso di percussioni sarà tenuto dal maestro Modu Kulè, solista del Balletto Nazionale del Senegal. Insegnerà i ritmi senegalesi suonando il djembè, il doun doun e il sabar.

CORSO DI DANZA AFRICANA 
Il corso di danza sarà tenuto dal maestro Bouly Sonko, direttore e cantante del Balletto Nazionale del Senegal, accompagnato da percussioni della Compagnia del Balletto.

INFORMAZIONI E CONSIGLI 
A sei ore di volo dall'Italia il Senegal è situato nella parte più occidentale del continente africano ed offre al viaggiatore una grande varietà di luoghi di interesse turistico e ambientale 

Il passaporto valido è sufficiente per un soggiorno fino a tre mesi;

Non è obbligatoria nessuna vaccinazione ma è fortemente consigliata quella della febbre gialla; comunque prima di partire consultate il proprio medico.

La valuta del luogo è il franco CFA 

Il francese è la lingua ufficiale del Senegal, mentre il wolof è il principale idioma di origine africana parlato nel paese. 

Il servizio telefonico interno del Senegal è abbastanza buono; sono efficienti anche i collegamenti telefonici internazionali ed è possibile raggiungere l'Italia componendo lo 0039 seguito dal prefisso della città italiana senza zero e infine dal numero desiderato.

E' consigliabile portare repellente contro le zanzare, comodi abiti di cotone, lozioni solari.

PREZZI 
Costo del viaggio comprensivo di vitto, alloggio, trasferimenti ed escursioni + un seminario:
1.500 euro

Escluso seminario:
1.300 euro

Iscrizioni entro il 19 febbraio

INFO: 335.436185 - 339.4051642
p.petraccia@tin.it
bobby_ro@virgilio.it
Aprile 2004 SENEGAL

Nel periodo dal 2 al 16 aprile 2004 l’Associazione Culturale Baobab ha organizzato un viaggio studio in Senegal in collaborazione con il direttore artistico del Balletto Nazionale del Senegal, Bouly Sonko.
A questa esperienza hanno partecipato i maestri della scuola di percussioni Baobab Pino Petraccia e Matar M’ Baye, e alcuni allievi della scuola stessa.
Gli obiettivi del viaggio, oltre ad una conoscenza diretta della società -famiglia - cultura africana, sono stati:
-studiare i ritmi e le tecniche delle percussioni dell’Africa Occidentale.
-comprendere il contesto storico, simbolico e culturale a cui tali ritmi sono, da centinaia di anni, legati. Infatti tutti i momenti importanti della famiglia (battesimi, matrimoni, funerali etc.) e della società (raccolto, semina, circoncisione, feste religiose etc.) sono accompagnati e rievocati attraverso canti, danze e ritmi che rappresentano la memoria storica (che ancora si tramanda oralmente) di questi paesi.
-Verificare la fattibilità di progetti di cooperazione sul territorio partendo dalle necessità del popolo senegalese, porgendo attenzione alla crescente emigrazione degli artisti del luogo a discapito della conservazione e diffusione della loro cultura nella terra natia.
Le lezioni di percussioni, tenute dal maestro Modu Kule (primo percussionista del Balletto Nazionale), sotto la supervisione di Bouly Sonko, si sono svolte presso il teatro Daniel Sorano, a Dakar, sede del Balletto Nazionale del Senegal, con una durata di 3 ore giornaliere. Ciò ha dato la possibilità di assistere alle prove ufficiali del Balletto nonché di stringere importanti relazioni artistiche e soprattutto umane. Con il maestro Modu Kule sono stati approfonditi soprattutto i ritmi di djembè, doun doun e bugarabu non solo nelle sale del teatro nazionale ma anche partecipando a un tipico matrimonio bambara nelle strade della Medina, centro storico di Dakar. Assistendo alle prove di danza della scuola Famonedi che il maestro Gibi Sanè e Bouly Sonko portano avanti da anni, con i pochi mezzi disponibili, in un progetto di valorizzazione delle giovani promesse di tutto il Senegal, è stato inoltre possibile comprendere al meglio come l'espressione artistica in questa cultura sia un unico linguaggio che si manifesta in varie forme espressive: il canto, la danza e le percussioni, unite tra loro da un legame inscindibile. I ragazzi-studenti della scuola, divisi per fascia d’età, spettacolari nelle loro esibizioni, possono concretamente sperare di avere nell’arte un’opportunità non solo di espressione ma anche di sussistenza; molti di loro diventano professionisti entrando a far parte delle varie compagnie artistiche, trampolino di lancio per il Balletto Nazionale del Senegal.
Gli allievi hanno alloggiato a Camberene, località poco distante da Dakar, sede di una comunità mussulmana rigidamente osservante, presso la casa di Sena M’Baye, fratello del maestro della scuola di percussioni Baobab Matar. Questa è stata occasione per conoscere tutta la famiglia M’Baye, famiglia di griots, musicisti, ballerini, cantanti, custodi dell’arte e della cultura tradizionale senegalese. Tutti i percussionisti partecipanti al viaggio sono stati spesso ospiti della casa di Bouly Sonko e Oumy Sène, genitori di Matar; una grande casa che accoglie artisti provenienti da tutto il paese e in special modo dalla Casamance, che intendono approfondire lo studio di musica e danza. Ciò ha consentito una conoscenza diretta di un popolo allegro, amichevole, affascinante, ospitale, forziere colmo di talenti artistici.
Sono state effettuate visite ai luoghi caratteristici di Dakar e dei dintorni, tra le quali quella a Ndangane, località sul vasto delta del Sinè –Saloum situato a sud della Petite Cote, fra Kaolack e il confine con la Gambia costituito da un intrigo di canali, lagune, rade foreste, dune e isole sabbiose e vasti prati di mangrovie; una parte di questa zona rientra nel Parc National du Delta du Saloum, nel quale abbondano le scimmie e l’ampio ventaglio di habitat diversi è particolarmente adatto all’insediamento dell’avifauna. Qui è in costruzione la Maison de la Culture, progetto portato avanti dall’ associazione Baobab con la famiglia M’Baye.
Un viaggio nella cultura e nella tradizione, vissuto a stretto contatto con gli uomini, le donne, i bambini senegalesi, i loro usi e costumi, in un scambio e arricchimento reciproco.
Settembre 2004 - Senegal

Emozioni in tour - a cura di Antonella

Emozioni in tour /emozioni dal mondo questo è il titolo che noi abbiamo dato alla nostra vacanza!Mi è stata chiesta una relazione sintetica e giornalistica del nostro viaggio, ma chi mi conosce bene, sa che la dote della sintesi non mi appartiene e soprattutto non sono una giornalista!...Però ci proviamo!

Il 18 settembre 2004 5 membri dell’associazione BAOBAB, capitanati dal maestro Adama Samba, parte per un viaggio itinerante di dodici giorni in Senegal!

E’ stato un viaggio a forte impatto emotivo e credo che nessuna altra vacanza possa dare tante emozioni a meno che non si rimetta piede in Africa!

Emozioni in tour perché certo le emozioni non ci sono mancate a partire dal nostro arrivo a Fiumicino, dove al check – in, non volevano far partire il nostro capitano perché mancava la sua prenotazione!!!!Fiato sospeso fino al momento dell’imbarco!!!

Finalmente si parte e già all’arrivo a Casablanca si comincia a vedere la differente cultura di questo grande continente. Poi alle 5,22 ora locale arriviamo a Dakar e siamo immediatamente circondati da altissimi ragazzi fratelli, amici, e amici di amici di Adama che risiedono in Italia, e che ci aspettano con ansia. Comincia l’avventura, comincia la grande avventura. Siamo a Dakar fa un caldo pazzesco (altro che non fa caldo!) giriamo per trovare un albergo ma alla fine decidiamo di trasferirci