Kora
L’origine della
Kora
risale ai Simbi nel 13° secolo, ed era un’arpa
esclusivamente riservata ai cacciatori.
Strumento antico delle corti reali della civiltà
Mandinga, originaria del Banjul (Gambia), la
kora
resta messaggera fedele di una civiltà antica
e possiede una ricca biblioteca di melodie e di canti
tradizionali.

La
kora è costituita
da un lungo manico in legno dritto e tondo che attraversa
una cassa di risonanza emisferica; questa è
realizzata con una grossa mezza zucca di un diametro
di circa 50 cm. La parte aperta è coperta da
una pelle di vitello o montone ben tesa fissata da
dei chiodi; le corde sono 21 e sono ripartite in due
file, 11 per la mano sinistra e 10 per la mano destra;
esse sono mantenute sul manico fissate da degli anelli
di cuoio scorrevoli che servono a regolare la loro
tensione, in origine in pelle intrecciata, oggi anche
in nylon. Due cilindri fissati da una parte e dall’altra
e parallelamente al manico servono a tenere lo strumento.
Sul lato della zucca è realizzata un’apertura
generalmente circolare da dove fuoriescono i suoni.
Il musicista può suonare seduto (la
kora
è poggiata di fronte a lui sulle sue ginocchia)
o in piedi la
kora
è poggiata sulle sue spalle con l’aiuto
di una cinghia). E’ suonata con i pollici e
gli indici ed è sorretta con l’aiuto
delle altre dita che poggiano sui due cilindri laterali.
La
kora si suona frequentemente
in assolo, ed è utilizzata per accompagnare
i canti del suonatore stesso o di un altro cantante.
Si dice che la
kora
sia lo strumento più bello dell’Africa
dell’Ovest.
Secondo la tradizione le sue 21 corde rappresentano
la vita del bambino: 7 fanno rivivere il passato;
7 parlano del presente; e le altre 7 predicono l’avvenire.
Secondo altri, 7 corde rappresentano la madre, 7 il
padre e 7 il bambino.