N'Goni
Liuto del Sahara, il
n’goni
è una sorta di piccola chitarra a cassa naviforme,
che possiede tre corde se costruito dai Fulbe, i Soninke
e i Maure. Nei paesi Barbara si aggiunge una quarta
corda.
E’ costituito da una cassa di risonanza in legno
sulla quale è tesa una pelle di montone con
l’aiuto di chiodi. Le corde di nylon o di crine
sono tese sul manico tondo di legno e fissate da anelli
di cuoio scorrevoli come sulla Kora.
Il
N’goni è
per eccellenza il vero strumento dei griots e accompagna
perfettamente la Kora. E’ attraverso la sua
musica che si scopre la storia dell’impero Mandingo.
E’ utilizzato per illustrare le storie di bravura
e accompagna colui che narra le storie o le cronache.
Si trova nella stessa misura nelle orchestre di tradizione
Maninka.

In Burkina Faso una leggenda racconta che il N'goni
sia stato inventato dal noto cacciatore Suliman. C'era
una volta Suliman, coraggioso cacciatore Senufo. Suliman
si svegliava ogni mattina molto presto per andare
a cacciare. Una notte, in sogno, udì una voce
che gli spiegò come fabbricare uno strumento
musicale che si chiamava N'goni. All'indomani si svegliò
come ogni giorno per andare a caccia e si ricordò
del sogno. Passò tutta la mattina ripensando
a quella voce, senza riuscire però a dare un
significato alla faccenda. A metà giornata,
stanco di tanto camminare, decise di riposarsi un
po' e si coricò ai piedi di un grosso albero.
Improvvisamente fu svegliato da un rumore proveniente
da un cespuglio lì vicino. In quella, scattò
in piedi, afferrò la sua arma, se la posizionò
rapidamente sulla spalla e sparò a ciò
che credeva essere un animale. Si avvicinò
con circospezione al cespuglio per vedere di che si
trattava, ma trovò solo le foglie che aveva
mosso con lo sparo. Deluso, decise di proseguire la
sua giornata di caccia. Ma appena voltò le
spalle, proveniente dal cespuglio, tornò a
manifestarsi la stessa voce del sogno che gli spiegò
un'altra volta come fabbricare il N'goni. Appena tornato
a casa, Suliman si mise subito al lavoro. Prese una
zucca, una pelle di capra e del legno e cominciò
a forgiare lo strumento che la voce gli aveva descritto.
Quando lo terminò, lo chiamò Dozo N'goni
("N'goni del cacciatore") e da allora è
sempre utilizzato per decantare le gesta dei cacciatori
valorosi.
In Mali invece si racconta che lo strumento originario
fosse composto di una sola corda e che fosse lo strumento
favorito dei pastori di etnia Fulè o Peul,
che lo utilizzavano per accompagnare al pascolo i
greggi di pecore e le mandrie di vacche. Poco a poco
il N'goni, per opera dei virtuosi griots Malinkè,
ha conosciuto un'evoluzione che l'ha portato alla
versione a 4 corde, che risultava musicalmente più
complessa e più gradevole all'ascolto. Da questa
vicenda deriva l'appellativo Jeli N'goni, ovvero "Liuto
dei Griots”.
Oggi presso i Peul è dotato di 3 corde ed è
noto con il nome di Gaaci. Svolge un'importante ruolo
anche nella società odierna perché è
utilizzato in differenti situazioni: dallo svago ai
matrimoni, dalla festa del Tabaski a quella di fine
Ramadan. E' uno strumento simbolo di pace e unione
ed è sempre portatore di buone novelle. Ne
esiste anche una versione monocorde, che rievoca quella
originaria, chiamata Molaaru. E' suonata spesso sola
oppure in rappresentazioni e spettacoli pubblici,
anch'essa accompagnata da strumenti come calebasse,
tunbudé e piccole percussioni.